BOLOGNA: Servizi per richiedenti asilo e rifugiati: la cooperativa “Lai-Momo” vuole mettere a tacere i propri dipendenti con la repressione di un delegato sindacale USB. Presidio di solidarietà e denuncia

Bologna -

Appellandosi alla “riservatezza sulle notizie riguardanti le attività della cooperativa nell'ambito dell'accoglienza” e lamentando un comportamento “lesivo dell'immagine della cooperativa”, la Cooperativa Lai-Momo ha consegnato un provvedimento disciplinare a Gabriele sanzionandolo con una sospensione dalla retribuzione e dal servizio per quattro giorni.
Organizzato un presidio per giovedì 18 giugno, dalle ore 11.00, davanti alla sede dell'ASP Città di Bologna, in via Marsala 7, in solidarietà a Gabriele, contro i bavagli messi ai lavoratori e per rivendicare un altro modello di gestione dei servizi sociali che metta al centro le lavoratrici, i lavoratori e utenti dei servizi.

La gravità della sanzione si palesa ancora di più se si conoscono i fatti: durante una lezione di formazione organizzata dal Progetto SPRAR (servizio per richiedenti asilo e rifugiati), svoltasi in modalità online, Gabriele ha fatto presente le condizioni dei lavoratori del servizio in questa fase emergenziale. Lo ha fatto in risposta ad un invito del relatore di esprimersi sul tema della “sacrificabilità” dell'operatore che è chiamato a continuare nel suo lavoro anche in assenza di protezioni.
Gabriele ha contribuito al dibattito, facendo notare che in questa fase il nostro settore è stato considerato essenziale e che questo ha comportato il dover andare nei centri d'accoglienza senza dispositivi di protezione, ha poi insistito sul fatto che non c'è nessun riconoscimento per il lavoro svolto.

Insomma, ha esplicitato una situazione palese e vissuta da chi svolge questo lavoro: la Cooperativa ha interpretato tali dichiarazioni come “una falsa accusa” nei loro confronti, sia perché gli operatori hanno lavorato a distanza, sia perché “alcun trattamento economico contrattualmente dovuto è stato negato ai dipendenti”. Insomma, se il tema centrale della formazione, era il lavoro con soggetti paranoidi, forse abbiamo un caso da trattare: perché, se non è paranoia, è malafede.

La società cooperativa Lai-Momo non può appellarsi ad un cosiddetto codice etico, che può essere giusto per la tutela della privacy degli ospiti ma non di certo per impedire a lavoratori di denunciare le proprie condizioni di lavoro o di esprimere un parere politico sulla nostra figura professionale e sulla gestione del Terzo Settore.

Di sicuro, c'è un vero e proprio accanimento contro un delegato sindacale che in pochi mesi è al secondo provvedimento disciplinare. Il primo, di qualche mese fa, gli fu notificato perché “fuori dall'orario di lavoro”, alle 18:15 per l'esattezza, aveva avvisato il proprio superiore che non era disponibile a procedere allo sgombero di un appartamento infetto da cimici da letto, senza i giusti dispositivi di protezione. Nella contestazione, ovviamente la cooperativa non ha in alcun modo esplicitato il motivo del rifiuto. Per questo “rifiuto”, fu penalizzato con la sospensione dalla retribuzione e dal servizio di tre giorni.

Sono ben sette i giorni di sospensione dal lavoro e dallo stipendio che la Cooperativa Lai-momo vuole infliggere a Gabriele, stiamo parlando di quasi un terzo di uno stipendio mensile.

Siamo stanchi di questi atteggiamenti repressivi, e questi attacchi alla libertà d'espressione sono inaccettabili, così come sono inaccettabili le condizioni in cui gli operatori e le operatrici del terzo settore hanno dovuto lavorare in questi mesi.

In provincia di Bologna, una responsabilità enorme è dell’Azienda pubblica di servizi alla persona (ASP), committente del servizio SPRAR, che in questa fase di emergenza ha fatto pressione sugli enti gestori per continuare a svolgere il servizio ma senza dare direttive sul come comportarsi in questa fase particolare. Ha chiesto addirittura di intensificare la presenza degli operatori nelle strutture, non interessandosi della non disponibilità dei dispositivi di protezione anti Covid.

L'ASP è committente di un pubblico servizio definito come “essenziale” dai recenti DPCM del Governo Conte. Non può sottrarsi dalle sue responsabilità sulla sicurezza all'interno delle strutture in cui si svolge il servizio, si tratta di tutela della salute pubblica. Non può esimersi da responsabilità per quanto riguarda la tutela dei lavoratori, soprattutto non può accettare che una “sua” cooperativa usi strumenti repressivi per mettere a tacere i propri dipendenti.

Chiediamo il ritiro immediato di entrambi i provvedimenti disciplinari nei confronti di Gabriele, da parte della cooperativa Lai-Momo, chiediamo una presa di responsabilità precisa da parte dell'ASP.

Saremo in presidio giovedì 18 giugno, dalle ore 11.00, davanti alla sede dell'ASP Città di Bologna, in via Marsala 7, in solidarietà a Gabriele, contro i bavagli messi ai lavoratori e per rivendicare un altro modello di gestione dei servizi sociali che metta al centro le lavoratrici, i lavoratori e utenti dei servizi.

USB Lavoro Privato

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